Certamen Ciceronianum Arpinas

Indirizzo:

Via Aquila Romana, 2 Arpino (Fr) - Italy

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Telefono:

(+39) 07761810231

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La prova del Certamen Ciceronianum Arpinas 2026

QVINAM ESSENT PHILOSOPHI SECVNDVM PYTHAGORAM

Pythagoram, ut scribit auditor Platonis Ponticus Heraclides, vir doctus in primis,
Phliuntem ferunt venisse, eumque cum Leonte, principe Phliasiorum, docte et copiose disseruisse quaedam. Cuius ingenium et eloquentiam cum admiratus esset Leon, quaesivisse ex eo, qua maxime arte confideret; at illum, artem quidem se scire nullam, sed esse philosophum. Admiratum Leontem novitatem nominis quaesivisse, quinam essent philosophi, et quid inter eos et reliquos interesset; Pythagoram autem respondisse similem sibi videri vitam hominum et mercatum eum, qui haberetur maxumo ludorum apparatu totius Graeciae celebritate; nam ut illic alii corporibus exercitatis gloriam et nobilitatem coronae peterent, alii emendi aut vendendi quaestu et lucro ducerentur, esset autem quoddam genus eorum – idque vel maxime ingenuum – qui nec plausum nec lucrum quaererent, sed visendi causa venirent studioseque perspicerent, quid ageretur et quo modo, item nos quasi in mercatus quandam celebritatem ex urbe aliqua sic in hanc vitam ex alia vita et natura profectos alios gloriae servire, alios pecuniae, raros esse quosdam, qui ceteris omnibus pro nihilo habitis rerum naturam studiose intuerentur; hos se appellare sapientiae studiosos (id est enim ‘philosophos’); et ut illic liberalissimum esset spectare nihil sibi adquirentem, sic in vita longe omnibus studiis contemplationem rerum cognitionemque praestare.

Tusculanae Disputationes, V, 3, 8-9

TRADUZIONE NON UFFICIALE


Chi fossero i filosofi secondo Pitagora

​Si tramanda che Pitagora sia giunto a Fliunte, come scrive Eraclide Pontico, allievo di Platone e uomo di prim'ordine per dottrina, e che avesse discusso con dotto e ricco eloquio di certi argomenti con Leonte, principe dei Fliasi. Poiché Leonte ne ebbe ammirato l'ingegno e l'eloquenza, gli chiese in quale arte confidasse maggiormente; ma quello rispose di non conoscere alcuna arte, bensì di essere un filosofo.
​Leonte, sorpreso dalla novità del nome, chiese chi fossero i filosofi e quale differenza ci fosse tra loro e gli altri. Pitagora rispose allora che la vita degli uomini gli sembrava simile a quel mercato che veniva tenuto con il massimo apparato di giochi per la celebrità di tutta la Grecia. Infatti, come in quel luogo:
​Alcuni cercavano la gloria e la nobiltà di una corona attraverso l'esercizio dei corpi.
​Altri erano attirati dal profitto e dal guadagno nel comprare o vendere.
​Vi era però un certo genere di persone, ed è quello più nobile, che non cercava né l'applauso né il lucro, ma veniva per il gusto di vedere e osservava con attenzione che cosa accadesse e in che modo.
​Allo stesso modo noi, come se fossimo partiti da una qualche città per giungere alla folla di un mercato, siamo arrivati in questa vita da un'altra vita e natura: alcuni per servire la gloria, altri il denaro. Vi sono invece alcuni, rari, che, ritenendo tutto il resto come nulla, scrutano con impegno la natura delle cose.
​Egli disse di chiamare costoro studiosi della sapienza (questo è infatti il significato di "filosofi"). E come in quel mercato l'occupazione più degna di un uomo libero era guardare senza acquistare nulla per sé, così nella vita la contemplazione e la conoscenza della realtà sovrastano di gran lunga tutte le altre attività. Mostra men

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