XXXVII Certamen Ciceronianum Arpinas

Indirizzo:

Via Aquila Romana, 2 Arpino (Fr) - Italy

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La versione della XXXI edizione: Pro Caelio, 12

certamen2011_prova550.jpgAl via ad Arpino la XXXI edizione del Certamen Ciceronianum Arpinas. Venerdì 6 maggio 2011 alle ore 8.30 i 404 partecipanti alla gara sono entrati nelle aule del Liceo Tulliano per affrontare traduzione e commento di un brano di Marco Tullio Cicerone tratto dall’orazione “Pro Caelio” - capitolo 12:
 
 
De Catilinae natura et moribus
Habuit ille permulta maxumarum non expressa signa, sed adumbrata virtutum. Utebatur hominibus improbis multis; et quidem optumis se viris deditum esse simulabat. Erant apud illum inlecebrae lubidinum multae; erant etiam industriae quidam stimuli ac laboris. Flagrabant vitia lubidinis apud illum; vigebant etiam studia rei militaris. Neque ego umquam fuisse tale monstrum in terris ullum puto, tam ex contrariis diversisque et inter se pugnantibus naturae studiis cupiditatibusque conflatum. Quis clarioribus viris quodam tempore iucundior, quis turpioribus coniunctior? Quis civis meliorum partium aliquando, quis taetrior hostis huic civitati? Quis in voluptatibus inquinatior, quis in laboribus patientior? Quis in rapacitate avarior, quis in largitione effusior? Illa vero in illo nomine admirabilia fuerunt, comprehendere multos amicitia, tueri obsequio, cum omnibus communicare  quod habebat, servire temporibus suorum omnium pecunia, gratia, labore corporis,  scelere etiam, si opus esset, et audacia, versare suam naturam et regere ad tempus atque huc et illuc torquere ac flectere, cum tristibus severe, cum remissis iucunde,  cum senibus graviter, cum iuventute comiter, cum facinerosis audaciter, cum  libidinosis luxuriose vivere. Hac ille tam varia multiplicique natura cum omnes  omnibus ex terris homines improbos audacesque collegerat, tum etiam multos fortes  viros et bonos specie quadam virtutis adsimulatae tenebat. Neque unquam ex illo  delendi huius imperii tam consceleratus impetus extitisset, nisi tot vitiorum tanta  immanitas quibusdam facilitatis et patientiae radicibus niteretur. Me ipsum, me,  inquam, quondam paene ille decepit, cum et civis mihi bonus et optumi cuiusque  cupidus et firmus amicus ac fidelis videretur.
 
Indole e costumi di Catilina
Ebbe numerosi tratti delle più nobili virtù, non ben delineati ma adombrati. Frequentava parecchi disonesti; eppure faceva mostra di essere devoto ai galantuomini. C'erano in lui molti allettamenti ai piaceri; ma c'erano anche degli stimoli all'operosità e alla fatica. Ardevano in lui i vizi della lussuria; ma era forte anche la passione per le cose militari. Io penso che non ci sia mai stato al mondo un simile portento, a tal punto commisto di passioni e inclinazioni naturali opposte e divergenti e in lotta tra loro. Chi per un certo periodo di tempo fu più gradito a uomini di gran fama, chi più legato a persone abiette? Chi una volta fu cittadino appartenente al partito migliore, chi nemico più ripugnante di questa città? Chi più immerso nella sozzura dei piaceri, chi più resistente nelle fatiche? Chi più avido nella rapina, chi più prodigo nel donare? Ciò che invero vi fu di sorprendente in quell'uomo fu legare molti col vincolo dell'amicizia, conservarseli con rispettosa devozione, mettere a disposizione di tutti ciò che aveva, sovvenire alle difficoltà di tutti i suoi col denaro, con la sua influenza, con la fatica fisica, anche col crimine, se fosse necessario, e con l'impudenza, adattare la sua indole e tenerla a freno secondo le circostanze e piegarla e fletterla ora da un lato ora dall'altro e vivere contegnosamente con le persone austere, sbrigliatamente con quelle gioviali, seriamente con i vecchi, cameratescamente con i giovani, impudentemente con i furfanti, dissolutamente con i libertini. Grazie a tale indole varia e complessa egli da un lato aveva radunato da tutto il mondo tutti i disonesti e gli avventurieri, dall'altro grazie a una parvenza di simulata virtù teneva avvinti molti uomini coraggiosi e probi. Né da lui sarebbe mai germogliato l'impulso così criminoso di distruggere questo stato se una tale enormità di tanti vizi non avesse poggiato per così dire su radici di duttilità e perseveranza. Anche me, anche me dico, una volta per poco non trasse in inganno, giacché mi sembrava un cittadino probo e desideroso solo di ciò che è bene e inoltre un amico sicuro e fidato.

XL Certamen Ciceronianum Arpinas

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