XL Certamen Ciceronianum Arpinas

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Via Aquila Romana, 2 Arpino (Fr) - Italy

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La versione della XXXIII edizione

 

Res publica tota periit
(Epistula ad Atticum C. Iulio Caesar M. Calpurnio Bibulo consulibus scripta = anno 59 a. Chr. n.)

De re publica quid ego tibi subtiliter? tota periit; atque hoc est miserior quam reliquisti, quod tum videbatur eius modi dominatio civitatem oppressisse quae iucunda esset multitudini, bonis autem ita molesta ut tamen sine pernicie, nunc repente tanto in odio est omnibus ut quorsus eruptura sit horreamus. Nam iracundiam atque intemperantiam illorum sumus experti, qui Catoni irati omnia perdiderunt, sed ita lenibus uti videbantur venenis ut posse videremur sine dolore interire; nunc vero sibilis vulgi, sermonibus honestorum, fremitu Italiae vereor ne exarserint. Equidem sperabam, ut saepe etiam loqui tecum solebam, sic orbem rei publicae esse conversum ut vix sonitum audire, vix impressam orbitam videre possemus; et fuisset ita, si homines transitum tempestatis exspectare potuissent. Sed cum diu occulte suspirassent, postea iam gemere, ad extremum vero loqui omnes et clamare coeperunt. Itaque ille noster amicus, Pompeius, insolens infamiae, semper in laude versatus, circumfluens gloria, deformatus corpore, fractus animo, quo se conferat nescit. Progressum praecipitem, inconstantem reditum videt. Bonos inimicos habet, improbos ipsos non amicos. Ac vide mollitiem animi: non tenui lacrimas cum illum a. d. VIII Kal. Sext. vidi de edictis Bibuli contionantem. Qui antea solitus esset iactare se magnificentissime illo in loco summo cum amore populi, cunctis faventibus, ut ille tum humilis, ut demissus erat, ut ipse etiam sibi, non iis solum qui aderant, displicebat! O spectaculum uni Crasso iucundum, ceteris non item! Nam quia deciderat ex astris, lapsus potius quam progressus videbatur.


 

La repubblica è totalmente perduta

Perché dovrei parlarti in dettaglio della repubblica? È totalmente perduta; e per questo è più infelice di quando la lasciasti tu, perché allora sembrava che la città fosse soffocata da un potere assoluto tale da essere gradito al popolo, mentre per gli uomini dabbene penoso sì, ma tuttavia senza danno, ora all'improvviso esso è diventato cosi odioso a tutti che rabbrividiamo al pensiero di dove andrà a sfociare. Infatti abbiamo fatto esperienza della collera e degli eccessi di coloro che risentiti contro Catone hanno mandato tutto in rovina, ma sembrava che si servissero di veleni così blandi che ci pareva di morire senza sofferenza; ora invece per i fischi del popolo, per i discorsi degli uomini onesti, per le mormorazioni dell'Italia temo che si siano accesi di furore. In effetti io speravo, come spesso ero solito anche parlarne con te, che la ruota della repubblica avesse compiuto il suo giro in modo tale che ne potessimo udire appena il cigolio, appena scorgerne l'impronta lasciata sul terreno; e così sarebbe stato se gli uomini avessero potuto aspettare il passaggio della bufera. Invece dopo avere a lungo sospirato di nascosto, in seguito cominciarono ormai a lagnarsi, infine a parlare tutti insieme e a gridare.  Pertanto quel nostro amico, Pompeo, non avvezzo al discredito, sempre vissuto fra gli elogi, ricolmo di gloria, ora sfigurato nel corpo, abbattuto nello spirito, non sa dove dirigersi. Vede pericoloso l'avanzare, incoerente l'arretrare. Ha nemici i buoni, gli stessi cattivi non li ha amici. E vedi la tenerezza del mio animo: non trattenni le lacrime quando il 25 luglio lo vidi mentre pronunciava un discorso sugli editti di Bibulo. Lui, che per l'addietro sarebbe stato solito ostentare in quell'alta tribuna tutta la sua magnificenza tra l'amore del popolo e il favore di tutti, come era allora sommesso, come era avvilito, come era spiacevole anche a se stesso, non solo a coloro che erano presenti! O spettacolo gradevole al solo Grasso, non parimenti a tutti gli altri! Infatti, poiché era decaduto dalla sua posizione stellare, sembrava capitato lì per caso piuttosto che arrivato di proposito.

 

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